LE DIVINITA’ DEI GERMANI
Di
Massimiliano Salviati

Le testimonianze letterarie sulle divinità germaniche sono molto scarse, perché gli autori latini tendevano ad identificarle con le loro controparti romane, e le iscrizioni e i reperti sono molto limitati.
Quello che Tacito identifica con Marte e Cesare con Giove, è Tiwaz (Proto-germanico; Antico Germanico “Tyw”), la divinità più importante del pantheon germanico del primo periodo romano.

In antichi poemi, unica loro forma di trasmissione storica, cantano il dio Tuistone (Tiwaz) nato dalla terra. A lui assegnano come figlio Manno, progenitore e fondatore della razza germanica e a Manno (Mannus) attribuiscono tre figli, dal nome dei quali derivano il proprio gli Ingevoni, i più vicini all'Oceano, gli Erminoni, stanziati in mezzo, e gli Istevoni, cioè tutti gli altri.”
(Tacito, Germania)

Signore della guerra e divinità saggia, Tiwaz deve il suo nome alla radice indoeuropea “dyeus”, la stessa di Zeus e Juppiter, che significa “dio” e come gli altri due era il supremo signore del cielo. Il suo nome compare su alcune armi e, forse, sull’elmo detto Negau B del II secolo AC, sul quale c’è scritto HARIGAST I TEIVA, anche se gli studiosi stanno ancora discutendo sulla datazione, la lingua e il significato esatto.
Moltissime sono le iscrizioni romane dedicate al Mars Thingus, il Marte dei Thing, le assemblee del popolo germanico, in quanto Tiwaz era anche il signore della giustizia e della comunità. La giustizia infatti non era altro che una guerra, combattuta con parole invece che con le armi, ma sempre una battaglia con il vincitore e il vinto, tanto che nella società germanica spesso si rispettava l’esito si un “duello giudiziario” come ultima risorsa.

Assieme a Tiwaz, nel pantheon dedicato alla guerra, possiamo trovare Wodanaz (Proto-germanico; Antico Germanico “Wotan/Wodan”; Longobardo “Godan”; Anglosassone “Woden”). Non solo divinità della guerra – anche se una guerra più cruenta di quella “giusta” di Tiwaz – ma anche Dio del furore guerriero (il tanto temuto furor teutonicus), signore degli impiccati e custode dei morti valorosi. Assimilato dai Romani a Mercurio per il suo valore psicopompo e per il suo stretto legame con i viaggiatori, viene nominato la prima volta da Tacito che dirà:

"Tra gli dei adorano soprattutto Mercurio, a cui in giorni prefissati offrono anche sacrifici umani propiziatori."
(Tacito, Germania, 9, 1)

Il nome Wodanaz deriva dalla parola “Wut” (furore), il furore che incendia il petto di un guerriero. Sacre a Wotan erano svariate Mannerbunde germaniche di guerrieri totemici, come i Berserker, gli Ulfedhnar e gli Halfundingas, che lo onoravano nel suo aspetto più oscuro e distruttivo.

Quando, poi, Tacito parla di Ercole e Cesare di Vulcano, si riferiscono sicuramente a Thunaraz (Proto-germanico; Antico Germanico Donar; Anglosassone “Thunar”), il quale era possente e sempre in lotta con forze mostruose. Come Ercole, era armato di clava, almeno in un primo momento. Signore delle tempeste e delle folgori, era amato dai contadini, che lo ritenevano un dio più “popolare” rispetto a Tiwaz e Wotan, perché il tuono precede la pioggia che nutre i campi che loro coltivavano, mentre le altre due divinità rappresentavano aspetti della vita quotidiana appartenente alle classi agiate e nobili. Prova di ciò, il gran numero di amuleti raffiguranti la clava, ritrovati nelle sepolture germaniche.

Il dio Ingwi (Proto-germanico, Antico Germanico “Ing”) rappresentava la fecondità dei campi e spesso veniva rappresentato con un fallo di proporzioni enormi.

Holda (Proto-germanico; Antico Germanico “Frija”) era la materna protettrice del matrimonio, ma anche dea femminile della fertilità.

I Germani veneravano anche Nerthus, dea legata alla Terra e ai raccolti, alla quale offrono anche sacrifici umani, quando affogano gli schiavi che conducono il suo carro attraverso il bosco sacro.

Nehalennia era una divinità assimilata dai romani stanziati vicini ai territori germanici. Molti gli altari e le iscrizioni dedicate a lei. Spesso raffigurata seduta su un trono con in grembo grano o frutta e con vicino un cane, era una divinità della fertilità, collegata anche al mondo dei morti, come sta ad indicare il cane, e protettrice dei viaggiatori, come si evince dalle iscrizioni rinvenute a Colonia.

Nelle torbiere sono stati spesso ritrovati assi di legno infissi nel terreno con attorno delle offerte in cibo e sacrifici animali o umani. Questo palo si rifà probabilmente all’Irminsul, l’asse che sorregge il mondo, che veniva ritenuto alla stregua di una divinità da tutti i Germani.

Numerose poi le dediche alle Matres o Matronae, legate all’aldilà e forse antenate delle Norne scandinave, e simili alle Parche greche, divinità che tessono il fato degli uomini e degli dei e a cui entrambi sono inferiori.
Finora sono queste le divinità che lo studio delle fonti e dei reperti ha portato alla luce, ma chissà quante altre divinità sono ancora nascoste nelle paludi della Germania e della Danimarca e che aspettano solo di essere riportate alla luce?

Bibliografia:
S. Fischer-Fabian, I Germani, Garzanti.
Herwig Wolfram, I Germani, Il Mulino.
Georges Dumézil, Gli Dèi dei Germani, Adelphi.
Michael Todd, I Germani dalla Tarda Repubblica alla fine dell’impero romano
Tacito, Germania
Gaio Giulio Cesare, De Bello Gallico.

 

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